Una serata d’inverno che si era annunciata come un momento di passione e tranquillità per la fotografia si è trasformata in una tragedia silenziosa sulle vette di Auronzo di Cadore. Un escursionista di 65 anni, affascinato dall’arte di catturare immagini sotto la luna piena, è stato colto da un improvviso malore fatale mentre rientrava in motoslitta dal rifugio Auronzo verso Misurina. Nel 2026, questa vicenda commuove la comunità e accende le riflessioni sul rispetto delle normative in alta quota.
Tragedia in quota: l’improvviso malore che ha colpito un appassionato di fotografia in motoslitta
La passione per la fotografia aveva spinto il 65enne ravennate e il suo amico, entrambi estimatori dell’arte fotografica e delle atmosfere notturne, a intraprendere un’escursione in motoslitta nel cuore delle Dolomiti. Durante la lunga discesa, mentre attraversavano il secondo tornante della pista invernale poco sotto il rifugio, ad un tratto il compagno di viaggio, che sedeva dietro al conducente, è precipitato al suolo senza alcun segnale di avvertimento. Lo scenario affascinante delle Tre Cime si è fatto teatro di una drammatica chiamata al Soccorso alpino e all’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites, ma ogni tentativo di rianimazione è risultato vano.

L’incalzare dei soccorsi e gli accertamenti della Finanza sull’uso delle motoslitte
Intervenuti prontamente, i tecnici del Soccorso Alpino di Auronzo hanno raggiunto il luogo con un mezzo fuoristrada e un quad, mentre l’elicottero forniva supporto aereo. La difficile condizione ambientale, caratterizzata da un freddo pungente e condizioni meteorologiche rigide tipiche del 2026, ha ulteriormente complicato le operazioni. Il medico intervenuto ha purtroppo solo potuto constatare la morte causata da un infarto fulminante. Parallelamente, la Guardia di Finanza ha aperto un’inchiesta per stabilire se il trasporto in motoslitta si sia svolto rispettando le norme vigenti, in particolare gli specifici permessi e l’ordinanza comunale del 2009, che regolano rigorosamente l’accesso a queste aree protette per motivi turistici. La verifica punta a capire se l’uscita rientrasse nel servizio turistico autorizzato o fosse una iniziativa “privata” non in linea con le limitazioni previste.
Questa triste vicenda mette in luce le limitazioni e i regolamenti necessari a preservare l’ambiente montano e tutelare gli appassionati che scelgono di vivere emozioni forti in quota, soprattutto in attività come l’escursionismo in motoslitta. La passione per la fotografia, che ha fatto da motore all’avventura di quel giorno, si scontra con i rigori della montagna e con i rischi sanitari che possono colpire anche chi è apparentemente in buona salute.
Normative e sicurezza in montagna: il ruolo collegiale della Finanza e delle autorità di soccorso
Nel contesto dell’indagine, la Guardia di Finanza non si limita a valutare gli aspetti amministrativi, ma svolge un’azione fondamentale nella garanzia della sicurezza pubblica nelle zone di montagna. Dal 2026, con un incremento dei controlli sulle attività motorizzate in quota, l’obiettivo è evitare che violazioni delle ordinanze comunali mettano a rischio vite umane o compromettano delicati ecosistemi alpini. In particolare, il caso in questione richiama l’attenzione sull’importanza di monitorare il rispetto delle disposizioni che regolano l’accesso alle piste invernali per i mezzi motorizzati.
Le difficoltà del Soccorso Alpino negli interventi con condizioni climatiche avverse sottolineano inoltre quanto sia cruciale la prevenzione e la consapevolezza dei rischi legati a queste escursioni, specie per gli escursionisti meno giovani o con condizioni di salute potenzialmente fragili. Nonostante la passione e la preparazione tecnica, ogni esigente attività nei territori di alta quota necessita di rigore e prudenza.
















